Sorseggiando una tazza di caffè

scritto da Autore anonimo
Scritto Ieri • Pubblicato 2 ore fa • Revisionato 2 ore fa
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Testo: Sorseggiando una tazza di caffè
di Autore anonimo

La tazza di caffè bollente fumava solitaria, mentre lentamente le lenti degli occhiali si appannavano senza che io facessi alcunché per evitarlo.

Fuori faceva già buio, un'autunno senza identità stava lasciando spazio ad un inverno che si preannunciava carico di piogge.

Decisi di togliere gli occhiali.

Questo clima fuori controllo era un incubo lontano solamente trent'anni fa. Ora invece, non si parla che di questo.

Ogni volta che mi soffermo a pensarci, faccio un tuffo fra le mura di casa mia, quando ero bambina, e sul grande tavolo in noce preparavo i biglietti di Natale ricchi di brillantini rossi, verdi, blu, argento e oro. Tutto era così normale allora, niente 5G, niente continui avvistamenti ufo, alluvioni rarissime... Mi si stringe il cuore a pensare cosa si stesse preparando all'orizzonte per l'umanità.

Alla parete di fronte allo scrittoio, avevo appeso il quadretto che feci a tredici anni, dove una tromba d'aria varcava l'orizzonte minando la quiete delle colline e del piccolo ruscello, che correva verso l'osservatore.

Mio padre lo diceva: "Preparati, il mondo andrà a finir male, il clima non tornerà indietro. Mi dispiace per voi. Noi abbiamo lottato, ma poi ci siamo rovinati da soli. Voi non state facendo nulla. Chi ne pagherà le conseguenze davvero saranno  i vostri figli." Sante, maledette, parole.

Babbo. 

Come mi manchi.

Mi stropicciai gli occhi. La mia testa ora fumava più della tazza di caffè.

Christine.

Dovevo chiamarla. Scambiare quattro chiacchiere con lei mi faceva sempre bene.

Sorseggiai il mio "scaldacuore" in attesa che rispondesse.

"Ciao carissima! Qual buon vento?! È da un po' che aspetto questa chiamata! Sei scomparsa dopo gli ultimi messaggi... Cos'è successo?!"

"Ciao tesoro, niente, o meglio, niente di diverso dal solito. Solo che ho accumulato un po' troppo. Come sempre. E finisce che devo staccare con tutto. Mi conosci..."

"Mph, sì lo so, ma perlomeno cerca di isolarti quanto basta prima di arrivare al limite, se proprio vuoi fare da sola. E di avvisarmi , soprattutto!! Lo sai bene quanto ti faccia male questo atteggiamento. Sei tu la prima a consigliare di evitarlo o sbaglio?"

"Certo, hai perfettamente ragione. E credimi che me lo dico anch'io che non posso continuare così. Eppure ogni volta ci ricasco. Accetto, accetto, accetto e poi non ho più spazio nemmeno per respirare."

"Esatto. Ma tanto anche se ti dessi buoni consigli, faresti ugualmente di testa tua! ...Non che io sia da meno..., ma andiamo oltre!. "Tua figlia? Come sta? Com'è andata con la scuola? Dopo gli esami non ho più saputo nulla".

"Bene, ha ripreso a studiare, ha mantenuto lo stesso percorso, ma con qualche materia cambiata, così è più congeniale a come lo vuole lei. Sta continuando a scrivere, ha iniziato a farsi seguire negli allenamenti da sua sorella, ah poi quest'estate è andata a conoscere un'amica di persona, insieme alla nonna! Quella paterna, ovviamente... Dunque direi...meglio!"

"Beh, certo.. se solo ripenso a tutto quello che ha passato anche lei... è ammirevole come ne stia uscendo forte. 

Comunque, poi mi dirai dei vari aggiornamenti, avevo capito che non stessi parlando di tua mamma, ma direi che per oggi possiamo evitare di soffermarci, se non vogliamo evitare il carico da novanta! No?! Ad ogni modo davvero, sono felice che reagisca così bene, è un passo che non tutti riescono a fare. Ma amiche fisiche se ne sono aggiunte?"

"No, purtroppo no."

Driiiin-driiiiin.

"Chris, scusami tanto, ha appena suonato la vicina qui accanto, le avevo promesso di aiutarla a sistemare il salotto e vedo che lo stanno scaricando proprio ora dal camion."

"Figurati, vai vai, ci mancherebbe altro. Ci sentiamo nel weekend se vuoi!"

" Ottimo, ti chiamo io sabato pomeriggio allora".

"Perfetto. Un abbraccio e buon lavoro!"

"Grazie cara, buona cena!"

"Grazie, altrettanto a voi!"

Anche se per poco, averla sentita mi aveva fatto distrarre un attimo.

Mia figlia...

Cresce, cresce e cresce... E capisce, capisce un sacco di cose. È matura, perspicace, generosa, onesta con sé stessa e con gli altri. La ammiro per la determinazione che ha nel resistere ed arrivare alla via d'uscita. Capita a volte però , che io mi aspetti qualche passo in più, ma non perché la metta sotto giudizio, assolutamente. È perché penso che alcune cose dovrebbero venirle istintive, quando ciò non accade provo a farle capire che fa bene anche a lei installare questo meccanismo, le consente di imparare a guardare un po' oltre. Eppure non ho ottenuto grandi risultati. E finisce che mi domando perché, mi domando se forse sia chiedere troppo, se sia giusto pretendere.

Pretendere cosa, pretendere perché? La vita è già dura abbastanza e io ho tanto da farmi perdonare.

Sì, certo, ci sono tutti i buoni princìpi per educare un figlio, i "no" che contano, i premi al momento giusto, l'attività sportiva che fa crescere lo spirito di collaborazione e via dicendo... Sì, sì, lo so, lo so benissimo.

E so altrettanto bene quante buche ci siano state lungo la mia strada.

Così finisco per lasciar stare definitivamente il discorso, fino a ché non si ripresenterà la stessa situazione.

Perché con lei ho dei debiti morali, anche dei crediti, certamente, ma i debiti hanno un peso specifico triplo, almeno per me.

Sorseggiando una tazza di caffè testo di Autore anonimo
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